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Lino d'estate: come portarlo senza sembrare stropicciati
Il lino divide: chi lo ama lo porta stazzonato con orgoglio, chi lo teme lo lascia in negozio. La verità del mestiere sta nel mezzo — il lino giusto, nel taglio giusto, si stropiccia con eleganza. Quello sbagliato, e basta.
La piega buona e quella cattiva
Il lino fa due tipi di pieghe: quella morbida e larga del tessuto lavato, che racconta una giornata vissuta, e quella dura e sottile del lino rigido, che racconta una valigia. Cercate la parola "lavato" (o garment-washed) in scheda: il trattamento ammorbidisce la fibra e trasforma il difetto in carattere.
Per lui: la camicia col collo francese
Una camicia in lino bianca col collo francese è il capo estivo più versatile che esista: aperta sul costume in spiaggia, dentro un chino beige in ufficio ad agosto, sopra una t-shirt in cotone Pima la sera. Il collo francese, senza bottoni, resta composto anche quando il tessuto si muove — ed è il dettaglio che separa "rilassato" da "sciatto".
Per lei: il chemisier che lavora da solo
L'abito chemisier in lino è un outfit completo in un capo solo: abbottonato con cintura per il lavoro, aperto su costume e shorts al mare, con sneakers bianche in città. Il bianco tiene la luce e non soffre il sole; per chi teme le trasparenze, il segreto è il lino lavato a doppia trama, più fitto.
Tre regole di manutenzione
- Lavaggio a 30 gradi e centrifuga bassa: le pieghe cattive nascono in lavatrice.
- Stiratura col tessuto ancora umido, mai a secco: dimezza il tempo e non lucida la fibra.
- Appeso su gruccia larga: il lino si "stira" da solo col suo peso.